Referente: Valentina Martini
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sabato 23 ottobre 2010

Ricchezza e Povertà

Valentina Martini segnala
http://www.peacelink.it/conflitti/a/19694.html
Il 2% piu` ricco del mondo possiede il 50% delle ricchezze. Un nuovo studio, con l'Italia caso strano.
11 dicembre 2006 - Mario Alemi
Il 2% piu` ricco del mondo possiede il 50% delle ricchezze. Non e` una grande novita`, ma il World Institute for Development Economic Research (WIDER) ha deciso di investire un anno di ricerca per avere un quadro piu` dettagliato della situazione. La nuova pubblicazione dell'istituto, "The World Distribution of Household Wealth" (Distribuzione nel mondo della ricchezza dei nuclei familiari), presentata il 6 dicembre a Londra e New York dalla Universita` delle Nazioni Unite, risulta originale sotto alcuni aspetti.
Per prima cosa la definizione di ricchezza: quanto la famiglia possiede (terreni, auto, azioni...) meno i debiti. Non le entrate, non il Prodotto Lordo per persona: la ricchezza che, alla fine del 2000, era posseduta da ogni famiglia.
In secondo luogo l'estensione dello studio: 229 paesi (per dare un'idea le Nazioni Unite hanno 192 membri, i quali oltre a riconoscersi a vicenda accettano l'esistenza del Vaticano come stato di diritto). Si va da paesi che forniscono il bilancio familiare dei loro cittadini, tipo i G7, a Cuba, Birmania, Sudan e altri che come Lichtenstein, Bermuda, non forniscono dati finanziari dei cittadini: per questi e` stato necessario fare una stima.
In terzo luogo per alcuni risultati:
1) Nonostante l'idea che in Cina ci siano tanti poverissimi e pochi ricchissimi, la Repubblica Popolare si piazza nel bel mezzo della distribuzione, con poche famiglie nel club dei poverissimi e dei ricchissimi. La grande scommessa per la futura potenza e` riuscire a spostare il livello di benessere di tutta la popolazione, senza lasciare indietro nessuno.
2) Le famiglie scandinave non sono particolarmente ricche. Secondo Anthony Shorrocks, co-autore e presentatore dello studio, questo riflette la sicurezza derivante dallo stato sociale: perche' accumulare ricchezza personale quando dando allo stato si ha la sicurezza che questa ricchezza sara` redistribuita in maniera giusta ed efficiente?
3) I paesi sviluppati, chi piu` chi meno, hanno quattro volte il loro peso demografico. Ossia, per esempio, l'Italia rappresenta l'1% della popolazione mondiale ma possiede il 4% della ricchezza.
4) Meno sorprendente, gli USA sono un paese con una pessima distribuzione della ricchezza. Perfino l'Economist se ne era accorto a giugno titolando "Il ricco, il povero, e la crescente distanza tra loro" [1]un articolo al riguardo. Peggio solo il Brasile.
5) l'Italia sembra piu` ricca della Germania, la locomotrice dell'Unione Europea. Il 5.3% del decimo piu` ricco della terra e` italiano, contro il 3.9 tedesco. "Siamo" piu` presenti nel club dei ricchi.... Il prof. Shorrocks durante la presentazione ha avuto qualche difficolta` a giustificare questo risultato. Ha scaricato la responsabilita` sulla "abilita` degli istituti italiani ad affinare le tecniche di presentazione dei dati". Falso, e certamente non e` serio affermare, come ha fatto il co-autore, "sono uno scienziato, prendo i dati e li analizzo senza metterli in discussione". Se Galileo avesse seguito la stessa linea saremmo ancora al sistema tolemaico. L'articolo di Bankitalia da cui son tratti i dati italiani [2] e` sicuramente affidabile. Uno dei problemi e` per l'appunto misurare la ricchezza come attivo meno passivo. Se il sig. Rossi ha una casa da un milione di euro e un mutuo di un milione di euro, e il sig. Bianchi ha un monolocale da centomila euro con un mutuo di ottantamila, quest'ultimo risulta piu` "ricco". L'Italia dei risparmiatori, dei mutui all'80%, risulta piu` ricca semplicemente perche' fa meno debiti.
Quello di cui sicuramente le statistiche di Bankitalia e ISTAT non tengono conto e`il sommerso. L'articolo di Bankitalia e` basato infatti su sondaggi effettuati dal 1965 ad oggi su un campione di circa 8000 famiglie. E` improbabile che i boss camorristi siano stati intervistati sulle entrate familiari dovute al commerci della cocaina, tanto per fare il primo esempio che viene in mente. La lettura di Gomorra, Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra di Roberto Saviano da` un'idea precisa di cosa voglia dire "economia sommersa".
Trovato il malanno, bisogna consigliare la cura, anche se il medico, in questo caso, e` impotente. Il professore alla domanda al riguardo appare imbarazzato. Appoggia la mano al proiettore e si guarda la punta delle scarpe. "Sono lieto che mi abbia fatto questa domanda", risponde al redattore economico del Financial Times, "i mercati finanziari... non sono abbastanza regolati...". Ma nel paese della sinistra che crea le collaborazioni coordinate e del presidente del consiglio che istiga al lavoro nero viene in mente un'altra risposta. Non c'e` bisogno di leggere Gomorra per sapere che i capi delle grande firme vengono venduti per migliaia di euro e ai lavoratori vengono date poche decine di euro: il mercato del lavoro e` globale, il lavoratore puo` essere un immigrato cinese a Lodi (borsette di Valentino comprate a 5 euro e rivendute a 1000 in via della Spiga, fabbrica chiusa per lavoro in condizioni di schiavitu` un anno fa), una madre di famiglia a Secondigliano o un bambino in Bangladesh. L'unica soluzione e` riconoscere il valore del lavoro delle persone, l'ingiustizia di un sistema che paga 500 euro l'ora un avvocato e 5 centesimi di euro l'ora un operaio tessile.

giovedì 21 ottobre 2010

Segnalazione della professoressa Valentina Martini


www.cronachelaiche.it
Ru486: mobbing politico e caccia alle streghe

di Virginia Romano [20 ott 2010]
Silvio Viale, ginecologo dell’ospedale Sant’Anna di Torino e primo sperimentatore in Italia della cosiddetta “pillola abortiva” (Ru486), è statosospeso dal servizio, in via cautelare, per 25 giorni. Sulle motivazioni di questa sospensione i commenti raccolti dalle parti – lo stesso Viale, da un lato e la direzione ospedaliera dall’altro – sono discordanti e lasciano emergere dubbi in merito alle reali implicazioni dell’accaduto.
La direzione ospedaliera dichiara che la sospensione è stata decisa in seguito a una lite avvenuta tra Viale stesso e una delle infermiere dell’ospedale. Durante la lite Viale avrebbe rotto il dito mignolo dell’infermiera.
Viale dichiara però di non avere alcuna responsabilità rispetto alla ferita riportata dalla donna e che l’incomprensione fosse stata rapidamente chiarita, in privato, tanto che Viale sarebbe stato invitato, a pochi giorni dall’accaduto, alla festa di compleanno della stessa infermiera.
Viale racconta invece di come, curiosamente, a partire dal 2005 – proprio l’anno anno in cui fece attivare la prima sperimentazione italiana del farmaco – abbia subìto, una dopo l’altra, ben dueispezioni ministeriali, due procedimenti penali e, infine, quest’ultimo procedimento disciplinaredel tutto pretestuoso.
Potremmo sospettare, di certo, che il ginecologo sia un pericoloso rompitore di mignoli (salvo chiederci come mai sarebbe stato poi prontamente invitato dall’infermiera per festeggiarne il compleanno), potremmo certo sospettare della sua buonafede nel dichiararsi estraneo ai fatti. Ma ciò che manca alla comprensione di questo quadro, è una corretta “cornice” che chiarisca il senso della vicenda.
Le elezioni regionali dello scorso 28-29 marzo hanno visto vincitore (almeno per ora), uno dei più strenui oppositori della pillola Ru486, tanto che una delle prime dichiarazioni pubbliche da neo-eletto governatore della Regione Piemonte Cota la dedicò proprio alla volontà di bloccare la vendita in farmacia del farmaco allo scopo di restringerne l’utilizzo al regime di ricovero.
La sperimentazione e l’utilizzo della Ru486 rappresentano un’evoluzione nella possibilità di scelta delle donne che decidono di interrompere una gravidanza. Fornisce loro l’opportunità di vivere questa esperienza in modo meno traumatico da un punto di vista psicologico e soprattutto meno rischioso per la loro salute . L’uso della pillola abortiva non rende la scelta dell’aborto un evento gioioso e non lo sponsorizza. Allo stesso modo la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza non ha tramutato l’aborto in una scelta lieta, ma ha reso questa pratica materia della professione medica sottraendola all’illegalità e al fai-da-te di mammane e santoni, sfruttatori e aguzzini; la legalizzazione dell’aborto ha salvato vite e ha consentito – soprattutto – di regolamentare questa pratica, aumentando consapevolezza e informazione nella popolazione.
L’uso della pillola abortiva protegge la salute della donna laddove l’interruzione di gravidanza è già un’opzione legale e garantita dal sistema sanitario. Infine, anche se in questi casi la dimensione economica del problema tende a rimanere relegata, ai margini del discorso, il ricorso alla Ru486 alleggerisce la spesa pubblica sanitaria in una fase storica in cui l’ottimizzazione delle risorse è questione etica. Risparmiare in un campo ove tale risparmio sia possibile, a parità di efficacia del trattamento, si traduce in maggiori possibilità di cura e sopravvivenza di altre categorie di malati più sofferenti, più bisognosi.
Cota invece ha pensato bene di farsi interprete di una questione morale carica di falsa coscienza. Negare il ricorso alla Ru486 rappresenta la materializzazione di un sistema di valori nel quale sono lo stigma e la colpa a costituire la posta in gioco. Far uscire la pratica dell’aborto dalle mura dell’ospedale, riduce al minimo l’angoscia dell’esperienza – il rischio di morte o di sterilità, il dolore fisico – riducendo quindi l’espiazione della colpa.
La costante azione intimidatoria, il mobbing politico che emerge da una lettura della vicenda subìta da Viale a partire dal 2005 non possono stupire più. Si tratta di gettare giù dal monte il capro espiatorio, ma non allo scopo di mondare il popolo dalla colpa, bensì per lasciare che esso continui a peccare, a dolersi, a battersi il petto.
Virginia Romano

venerdì 15 ottobre 2010

La protesta nella scuola secondaria

Azione eclatante di un docente dell’ITC LUXEMBURG di Torino



VENERDI’ 15 OTTOBRE, IN OCCASIONE DELLO SCIOPERO DELLA SCUOLA, UN INSEGNANTE, RSU COBAS SCUOLA, SI CALERA’ DAL TETTO DELLA SCUOLA E RIMARRA’ APPESO PER TUTTO IL GIORNO
Venerdì 15 Ottobre, in occasione dello sciopero generale della scuola indetto dai Cobas Scuola, un insegnante, RSU Cobas dell’ITC “Rosa Luxemburg” (Corso Caio Plinio 6, Torino), alle ore 8,00 si calerà in corda doppia dal tetto sulla facciata dell’Istituto. Attaccherà manifesti e cartelli e rimarrà sospeso alle corde per tutta la giornata per protestare contro la pseudo-riforma Gelmini, i tagli di Tremonti e l’affossamento della scuola pubblica.
Inviterà colleghi e alunni a partecipare alla manifestazione delle ore 9,30 in Piazza Arbarello.
Cobas Scuola Piemonte
www.cobascuolatorino.it
da Scuola Magazine

giovedì 7 ottobre 2010

Lo stile militaresco della scuola italiana

Segnalazione della prof. ssa Valentina Martini

http://www.famigliacristiana.it/Informazione/News/articolo/scuola--educazione-militare.aspx


Scuola, educazione militare
Non si spengono le polemiche sul corso che prevede la divisione degli studenti in "pattuglie", lezioni di tiro con la pistola ad aria compressa e percorsi "ginnico-militari".25/09/2010

I ministri Gelmini, La Russa e Tremonti.



Si chiama “allenati per la vita”. E’ il corso teorico e pratico, valido come credito formativo scolastico (alla sua quarta edizione), rivolto agli studenti delle scuole superiori, frutto di un protocollo tra Ufficio scolastico lombardo, Comando regionale dell'esercito, ministero dell’Istruzione e della Difesa (per la prima volta c'è l'investitura ufficiale dei due ministeri). E che cosa serve a un ragazzo per allenarsi per la vita? Esperienze di condivisione sociale, culturale e sportive , informa la circolare del comando militare lombardo rivolta ai professori della regione. Dopo le lezioni teoriche “che possono essere inserite nell’attività scolastica di “Diritto e Costituzione” seguiranno infatti corsi di primo soccorso, arrampicata, nuoto e salvataggio e “orienteering”, vale a dire sopravvivenza in ambienti ostili e senso di orientamento, (ma l’autore della circolare scrive orientiring, coniando un neologismo). Non solo, ma agli studenti si insegnerà a tirare con l’arco e a sparare con la pistola (naturalmente ad aria compressa). E in più “percorsi ginnico-militari”. 

Gli istruttori sono militari in congedo (un centinaio). Gli allievi, tutti volontari, l'anno scorso sono stati 900.Il perché bisogna insegnare la vita e la Costituzione a uno studente liceale facendolo sparare con una pistola ad aria compressa viene spiegato nella stessa circolare: “Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alla forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso”. Secondo il progetto Gelmini-La Russa, che ha già sollevato perplessità tra i professori che hanno ricevuto la circolare, “la pratica del mondo sportivo militare, veicolata all’interno delle scuole, oltre ad innescare e ad instaurare negli studenti la “conoscenza e l’apprendimento” della legalità, della Costituzione, delle istituzioni e dei principi del diritto internazionale, permette di evidenziare, nel percorso educativo, l’importanza del benessere personale e della collettività attraverso il contrasto al “bullismo” grazie al lavoro di squadra che determina l’aumento dell’autostima individuale ed il senso di appartenenza ad un gruppo”. Seguirà, a fine corso, “una gara pratica tra pattuglie di studenti (il termine è proprio pattuglie, recita la circolare, termine che ha fatto storcere il naso a molti docenti, ndr)”. Intanto si è aperto il dibattito: è giusto inserire all'interno della scuola pubblica iniziative da collegio militare? O è solo un'opportunità in più per i ragazzi di conoscere meglio il mondo della cooperazione e delle missioni internazionali di pace e di avvicinarsi a organismi e istituzioni come protezione civile, esercito e croce rossa? La circolare ha suscitato un vivacissimo dibattito in Rete avviando numerosi blog e forum di discussione, arrivando fino in Parlamento, attraverso interpellanze del Pd e dei radicali. Anche la Tavola della pace è intervenuta. "E' giusto che l'esercito entri in questo modo nelle scuole superiori?", si è chiesto Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola.

Sulla vicenda è intervenuto per gettare acqua sul fuoco il ministero della Pubblica istruzione. «Le polemiche nate dopo la firmadel protocollo Allenati per la vita sono assolutamente infondate efinalizzate solo alla distorsione del progetto», recita il ministero di viale Trastevere in una nota. "Il progetto non è stato firmato dai ministriGelmini e La Russa, come erroneamente riportato da alcuni giornali. Iministri sono stati semplicemente invitati a partecipare ma non eranopresenti‚ né alla firma né alla cerimonia. L'attività, nata in maniera sperimentale cinque anni fa, è stata ufficializzata con il primo protocollo nel settembre 2007, sotto il governo di Centrosinistra». 

Per il ministero si tratta di «un' attivià sportiva complessa e articolata che ha come primoobiettivo la conoscenza di se stessi, la capacità di lavorare in gruppo edi cooperare e l'acquisizione di competenze nei settori della protezione civile e del soccorso. Non è affatto finalizzata all'esaltazione della culturamilitare, come riportano alcuni organi della stampa. Alla firma delprotocollo infatti, erano presenti enti come la Croce Rossa e Associazionidi volontariato a vario livello, che poi parteciperanno alla realizzazionedelle attività», prosegue la nota. «Uno degli aspetti del progetto, e non il più importante, sono le prove di tiro con l'arco e con la carabina ad aria compressa. Non sono attivitàparagonabili a tecniche militari, bensì sono le stesse che si svolgono alivello olimpionico. Sono dunque da respingere tutte le interpretazioni finora avanzate, dettate solo dalla volontà di infangare un'iniziativa a cui aderiscono esclusivamente ragazzi e ragazze volontari, nell'ambito dell'insegnamento di Cittadinanza e Costituzione», conclude il comunicato del ministro.

Le perplessità, però, per moltissimi docenti e studenti rimangono, come testimoniano le centinaia di blog, forum e articoli di giornale che hanno dedicato spazio alla vicenda, per non parlare dei siti pacifisti. Perché, ad esempio, tra le tante discipline olimpioniche esistenti, dalla canoa alla corsa a ostacoli, nell'ambito dell'insegnamento di Cittadinanza e Costituzione si è scelto proprio il tiro con la pistola? E perché mescolare salvataggio, nuoto, roccia, assistenza, orientamento con attività militaresche tipo i "corsi di sopravvivenza in ambienti ostili", le "pattuglie di studenti", vestiti in mimetica, e via dicendo? Il ministro La Russa ha precisato che, pur avendo condiviso e quindi rinnovato l'iniziativa, probabilmente la sopprimerà il prossimo anno per concentrare le risorse sulla "mini-naja". Che però è rivolta a studenti maggiorenni.
Francesco Anfossi