Referente: Valentina Martini

giovedì 3 febbraio 2011

Segnalazione del presidente di Comitato

Mercoledì 16 febbraio 2011 ore 18.00
Circolo dei Lettori 
Sala degli Artisti
incontro organizzato dalla
Consulta di Bioetica 
 
presentazione di
Etica e romanzi
di 
Maurizio Balistreri
 
Intervengono
Maurizio Balistreri, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia
Maurizio Mori, Università degli Studi di Torino, Cattedra di Bioetica, Facoltà di lettere e Filosofia, Presidente della Consulta di Bioetica
Carola Barbero, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia
Maria Luisa Ricaldone, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia
Maria Teresa Busca, Consulta laica di Bioetica sezione di Torino

giovedì 13 gennaio 2011

Segnalazione del presidente di Comitato

L’aziendalizzazione targata Gelmini 


di Bruna Brioni
Con il voto definitivo del 23 dicembre in Senato la riforma Gelmini e l'aziendalizzazione dell'Università hanno preso il via. Con 161 voti favorevoli, 98 contrari e 6 astenuti si è segnata la fine di un lungo periodo di protesta negli atenei e nelle piazze italiane. La politica ha perso su tutti i fronti e non solo per il triste spettacolo di un'inutile rush finale di un'opposizione, quella del Pd, perennemente in letargo, ma anche e soprattutto per l'evidente mancanza di capacità rappresentativa di quelle istanze e bisogni che la protesta degli studenti ha portato alla luce negli ultimi mesi. Da sottolineare, inoltre, che per portare a casa i titoloni di questa riuscita, il testo Gelmini è stato blindato dietro offerta all’opposizione di contentini in sede di mille proroghe.
La società italiana, soprattutto con i giovani, si trova a dover fronteggiare un cambiamento radicale negli stili di vita e nei punti di riferimento più tradizionali. La crisi economica poi rende piuttosto rapido questo cambiamento che gli italiani vivono in pieno regime berlusconiano. Pensiamo solo alla vicenda Fiat, al suo AD Marchionne, osannato come il genio del management e alla trasformazione delle garanzie di un contratto collettivo nazionale in carta straccia. Più di così. Così mentre a sinistra il Partito Democratico si arrabatta sulle “primarie” pare non si riesca  a trovare efficaci argomenti per ricostruire ridare spunti a una sinistra senza fiato.
Intanto l'Università targata Gelmini, dopo la promulgazione del Presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ha bisogno di una serie piuttosto nutrita di decreti e regolamenti attuativi, ma sembra che entro nove mesi sarà cosa fatta. La ministra, infatti, garantisce che "la riforma verrà attuata fin dal prossimo anno accademico" e promette che nei prossimi mesi seguiranno tutti gli adempimenti e i decreti attuativi necessari. Il ddl Gelmini recante "Norme in materia di organizzazione delle Università di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare l’efficienza del sistema universitario" è ora cosa fatta e nei prossimi mesi saranno radicali i cambiamenti strutturali negli Atenei italiani.
Si è parlato a sproposito di organizzazione, ma il cambiamento cui stiamo per assistere sarà radicale, trasformando il volto e la natura dell'istruzione universitaria italiana. Infatti, la parola che meglio descriverebbe questa trasformazione, è "aziendalizzazione"; lo spauracchio per eccellenza del governo per vestire di modernità i tagli indiscriminati ad ogni settore sociale, culturale e in definitiva economico. Le riforme sono solamente una foglia di fico per mascherare i soliti tagli indiscriminati e ne è un esempio tipico la famosa riforma targata Brunetta.
Uno dei punti principali della riforma, riguarda l'organizzazione degli Atenei. Attualmente i Consigli di amministrazione degli Atenei italiani sono composti dal rettore, dal pro rettore, dai rappresentanti di docenti, ricercatori e studenti. Accanto a questi siedono in consiglio rappresentati degli enti locali, quali il Comune, la Provincia, la Regione, della Camera di Commercio e naturalmente da un rappresentate del Ministero dell'Istruzione, Università e ricerca.
Con l'entrata in vigore della riforma il cda degli Atenei sarà ridotto a 11 componenti e almeno 3 dovranno essere esterni, privati. Inoltre, il direttore amministrativo finisce la sua carriera per lasciare il posto alla figura del direttore generale, un manager cui farà capo la complessiva gestione e organizzazione dei servizi e delle risorse, compreso il personale dipendente.
Non solo: per lasciare mano libera al consiglio di amministrazione e alla nuova governance, entra in gioco anche la possibilità di unire o federare università vicine. Questo anche perché i tagli sono stati e saranno sempre più fatali. Ben consapevole di questo il governo delinea con generosità le vie di fuga.
Accanto a questa "ristrutturazione" sono molti gli elementi che confermano l'assenza di qualsiasi fondamento di rinnovamento e confermano che a scrivere il disegno di legge sia stato il ministro Tremonti. Così mentre il denaro scorre a fiumi a vantaggi dei soliti noti e di opere pubbliche mai iniziate (come il ponte sullo stretto) o per opere costruite e subito abbandonate (come a La Maddalena in Sardegna, per il settore cultura, formazione e per tutti i servizi sociali) l'imperativo è uno solo: tagliare.
La scure si abbatte anche sul reclutamento dei ricercatori, che diventano a tutti gli effetti a tempo determinato per un massimo di sei anni. L'accesso ai ruoli di associato e ordinario è lasciato ad un'abilitazione nazionale come condizione di base, cui fanno seguito le attuali procedure di selezione pubblica bandite dalle Università cui potranno accedere solo gli abilitati. Gli altri punti sono specchietti per le allodole, messi lì per fare colore, per distrarre dalla vera finalità di cui sopra. Sempre i tagli.
Solo che si taglia anche e soprattutto sul diritto allo studio, dato che i fondi saranno ridimensionati sensibilmente e, accanto a questi, per compensare secondo la ministra, si introducono dei contributi sulla falsariga dei prestiti d’onore. Significa che lo studente non riceve un contributo, un aiuto. Riceve un “finanziamento” da restituire. Il diritto allo studio dovrebbe prevedere risorse che rendano democratico l’accesso e il conseguimento di un titolo di studio universitario, non un prestito. In sostanza la funzione fondamentale e costituzionale di garanzia d’istruzione, cultura e progresso vengono meno per lasciare il posto ad una sperequazione sociale fatta di privilegi a beneficio di pochi.
Ma tra i famigerati meriti della riforma si ricomprende la famosa parentopoli, cui il governo risponde con un decalogo etico. Invece di garantire il rispetto delle norme, che ci sono, che regolano il reclutamento e l’assunzione di docenti in modo trasparente e corretto per tutti, parenti o no, s’introducono delle incompatibilità in base al grado di parentela.
E’ davvero paradossale: per garantire ciò che è legale, si ricorre all’introduzione di una norma che probabilmente sarà additata come incostituzionale perché lesiva del principio di uguaglianza. Inoltre, non si è presa in considerazione l’eventualità di uno scambio di favori su Atenei diversi: io assumo il tuo, tu assumi il mio.
Quello che è sicuro, e tuttavia poco innovativo, sono i tagli alle risorse destinate a Università, ricerca e diritto allo studio. Non è invece del tutto sicuro che questa possa essere l’ultima riforma del governo Berlusconi che, sotto ricatto della Lega, dovrà mettere insieme qualcosa per il federalismo tanto osannato dalle camicie verdi. Altri tagli incombono.
  da altrenotizie

mercoledì 22 dicembre 2010

Segnalazione del Presidente di Comitato

21/12/2010 - ALLA VIGILIA DELL'APPROVAZIONE DEL PROVVEDIMENTO
Università, lettera degli studenti
"Napolitano non firmi la legge"


ROMA
Un altro martedì di caos per la riforma dell’università. Stavolta non in piazza, ma in aula, al Senato, dove di buon’ora sono riprese le votazioni sul ddl che riordina il sistema degli atenei.

A pomeriggio inoltrato, di fronte a una caterva di emendamenti, per la fretta di chiudere e dopo un battibecco col Pd su un pasticcio normativo che tira in ballo la legge Moratti, la presidente di turno, la leghista Rosi Mauro, è partita a raffica con votazioni ed esiti e nella foga ci sono scappati quattro «approvati» di troppo. L’incidente, che avrebbe avuto conseguenze non da poco - il ritorno del ddl alla Camera in quarta lettura - ha scatenato una bagarre in aula. La seduta è stata sospesa e, dopo una serie di consultazioni, il presidente Schifani, regolamenti alla mano e considerando il momento di confusione vissuto in aula, ha deciso di far ripetere le votazioni, a partire dall’emendamento dopo il quale l’esponente del Carroccio ha preso la volata. Quanto al «pasticcio normativo» il ministro Gelmini ha assicurato che sarà risolto nel Milleproroghe.

Dunque si va avanti e, salvo sorprese, la riforma Gelmini nelle prossime ore dovrebbe tagliare il traguardo. E anche oggi si sono moltiplicati gli appelli alla non-violenza in vista delle manifestazioni che accompagneranno lo sprint finale del provvedimento. I giovani «evitino di diventare il guscio per i violenti: evitino posizioni agnostiche o conniventi. Se in un corteo si vogliono veramente isolare i violenti, questi si trovano a mal partito» ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

E il ministro Gelmini ha esortato per l’ennesima volta gli studenti a ragionare con la loro testa: «leggete il ddl non con la lente dell’ideologia ma guardando ai contenuti concreti. Scoprirete che non c’è‚ nulla da temere, nulla che possa danneggiarvi».

«Mi auguro che Roma non viva domani una situazione violenta come quella della scorsa settimana» ha auspicato il presidente della Regione Lazio Renata Polverini. E loro, i destinatari di tutti questi inviti alla calma, hanno manifestato anche in giornata, pacificamente, in tutta Italia all’insegna della creatività: a Bari hanno percorso incatenati le vie cittadine, da Sassari è partito un sacco di carbone per il ministro Gelmini, a Pisa alcuni docenti si sono imbavagliati davanti al Rettorato, a Milano un flash mob ha bloccato il traffico e anche nella Capitale si è scelta questa via per esprimere il dissenso regalando fiori ai passanti e alle forze dell’ordine. Ma soprattutto i ragazzi hanno chiesto una mano al presidente Napolitano: «non firmi questa legge» perchè «sancirà la cancellazione del diritto allo studio» gli scrivono in una lettera che intendono consegnarli domani attraverso una loro delegazione.

Intanto ci si prepara per la manifestazione di a Roma. La Questura ha annunciato denunce per chi prenderà parte a cortei non autorizzati; gli studenti dal canto loro hanno fatto sapere che i cortei saranno tre, si eviterà la zona rossa (flessibile), confonderanno la polizia e assedieranno i ministeri. In mente hanno lezioni alternative, volantinaggio e altre iniziative «spot». A Roma, ma non solo. In tutta Italia l’intenzione è quella di «ridicolizzare il clima di terrore » e di «spiazzare» con azioni simboliche: a Milano i ragazzi dell’Accademia di Brera hanno in programma blitz creativi, stop del traffico a Firenze, assemblee pubbliche a Bologna, un altro «Blocchiamo tutto day» a Palermo.

Per non correre rischi la polizia ha comunque deciso di mettere in piazza a nella Capitale più uomini rispetto al 14 dicembre e di blindare i Palazzi del potere. È vero che gli atenei si stanno svuotando per le festività natalizie e che la ’guerra civilè della scorsa settimana non ha fatto bene nè al Governo nè agli studenti, ma l’imponderabile è sempre in agguato.
da LASTAMPA.IT

venerdì 3 dicembre 2010

Segnalazione del Presidente di Comitato


Torino - sabato 4 dicembre
ore 14.00 - Presidio alla Fontana Angelica  in Piazza Solferino in attesa del corteo degli studenti in partenza da Piazza Arbarello;
ore 15.00 - Corteo per via Pietro Micca fino a Piazza Castello
ore 16.00 - 18.00 - Manifestazione in Piazza Castello - musica - animazione - interventi dei Comitati Locali del Piemonte e chiusura del Prof. Ugo Mattei

 Il popolo dell'acqua torna in piazza!

Il 4 dicembre 2010 in tutta Italia i movimenti per l'acqua pubblica torneranno in piazza. Iniziative in tutte le regioni (leggi qui quali - in aggiornamento) daranno vita a nodi pulsanti di una rete che, da nord a sud, difende dalla privatizzazione un bene primario come l'acqua.
Ma la nostra battaglia non è solo di resistenza perché abbiamo rilanciato, contro una cinica e neoliberista visione della realtà, una serie di possibilità che tracciano un'alternativa possibile alla gestione del servizio idrico.
La creazione di enti di diritto pubblico che garantiscano la collettività dalle speculazione delle multinazionali e dei poteri forti di casa nostra sostenuti in maniera bipartisan; ma anche la prospettiva di un nuovo pubblico non statalista che faccia della partecipazione dei cittadini e dei lavoratori le gambe su cui muoversi. Ma soprattutto che venga garantita la ripubblicizzazione dell'acqua e che venga garantito un diritto di tutti noi!
In quella giornata chiederemo innanzitutto la moratoria sulle scadenze previste dal “decreto Ronchi”, ovvero lo stop immediato della messa a gara dei diversi servizi idrici, e sulla normativa di soppressione delle Autorità d’Ambito territoriale. Questo almeno fino a quando i cittadini e le cittadine non si saranno potute esprimere attraverso un referendum che 1.400.000 persone hanno chiesto che venga realizzato. Chiediamo da subito che la consultazione venga comunque effettuata entro, e non oltre, il 2011.
Per questa battaglia è necessario l'impegno e l'attivazione di tutti e di tutte per poter garantire la forza, la partecipazione e l' indipendenza di un percorso che difende un bene comune fondamentale per la vita. Per questo avviamo una campagna di autofinanziamento per rendere autonomo economicamente questo movimento, per poter affrontare al meglio la campagna referendaria e poter sostenere la sua comunicazione ed organizzazione. Lo facciamo attivando due strumenti: la donazione e la sottoscrizione con restituzione, con i quali chiunque, con qualunque cifra potrà sostenere ed attivarsi.
Vinciamo insieme i referendum !
L'acqua è un diritto. La privatizzazione ce la toglie. Fermiamoli.

giovedì 18 novembre 2010

Segnalazione del Presidente di Comitato



ore 18.00 
25 novembre 2010
Circolo dei Lettori
Bernhard Waldenfels
Lezione magistrale sull’attenzione all’estraneo

intervengono Ugo Perone ed Enrico Guglielminetti
Waldenfels – pensatore interessato ad ambiti disciplinari che vanno dalla politica al diritto e alla bioetica, dalla linguistica alla psicologia senza dimenticare l’architettura, l’arte e la letteratura, con una passione per Italo Calvino – terrà una lezione magistrale in italiano intitolata Prestare attenzione all’estraneo.

domenica 7 novembre 2010

Borgognone e Sciortino su Obama

Martedì 9/11 ore 18 

aula 6 di Palazzo Nuovo 

presentazione libro di 


Raffaele Sciortino


Obama nella crisi mondiale. 

Dal we can al we can’t

Il change nella crisi globale. La spinta innovativa di Obama sembra essersi infranta dopo soli due anni. 

Su quali nodi, interni e internazionali, ciò si è dato e quali i possibili sviluppi?

Interviene il Prof. 

Giovanni Borgognone

sabato 23 ottobre 2010

Ricchezza e Povertà

Valentina Martini segnala
http://www.peacelink.it/conflitti/a/19694.html
Il 2% piu` ricco del mondo possiede il 50% delle ricchezze. Un nuovo studio, con l'Italia caso strano.
11 dicembre 2006 - Mario Alemi
Il 2% piu` ricco del mondo possiede il 50% delle ricchezze. Non e` una grande novita`, ma il World Institute for Development Economic Research (WIDER) ha deciso di investire un anno di ricerca per avere un quadro piu` dettagliato della situazione. La nuova pubblicazione dell'istituto, "The World Distribution of Household Wealth" (Distribuzione nel mondo della ricchezza dei nuclei familiari), presentata il 6 dicembre a Londra e New York dalla Universita` delle Nazioni Unite, risulta originale sotto alcuni aspetti.
Per prima cosa la definizione di ricchezza: quanto la famiglia possiede (terreni, auto, azioni...) meno i debiti. Non le entrate, non il Prodotto Lordo per persona: la ricchezza che, alla fine del 2000, era posseduta da ogni famiglia.
In secondo luogo l'estensione dello studio: 229 paesi (per dare un'idea le Nazioni Unite hanno 192 membri, i quali oltre a riconoscersi a vicenda accettano l'esistenza del Vaticano come stato di diritto). Si va da paesi che forniscono il bilancio familiare dei loro cittadini, tipo i G7, a Cuba, Birmania, Sudan e altri che come Lichtenstein, Bermuda, non forniscono dati finanziari dei cittadini: per questi e` stato necessario fare una stima.
In terzo luogo per alcuni risultati:
1) Nonostante l'idea che in Cina ci siano tanti poverissimi e pochi ricchissimi, la Repubblica Popolare si piazza nel bel mezzo della distribuzione, con poche famiglie nel club dei poverissimi e dei ricchissimi. La grande scommessa per la futura potenza e` riuscire a spostare il livello di benessere di tutta la popolazione, senza lasciare indietro nessuno.
2) Le famiglie scandinave non sono particolarmente ricche. Secondo Anthony Shorrocks, co-autore e presentatore dello studio, questo riflette la sicurezza derivante dallo stato sociale: perche' accumulare ricchezza personale quando dando allo stato si ha la sicurezza che questa ricchezza sara` redistribuita in maniera giusta ed efficiente?
3) I paesi sviluppati, chi piu` chi meno, hanno quattro volte il loro peso demografico. Ossia, per esempio, l'Italia rappresenta l'1% della popolazione mondiale ma possiede il 4% della ricchezza.
4) Meno sorprendente, gli USA sono un paese con una pessima distribuzione della ricchezza. Perfino l'Economist se ne era accorto a giugno titolando "Il ricco, il povero, e la crescente distanza tra loro" [1]un articolo al riguardo. Peggio solo il Brasile.
5) l'Italia sembra piu` ricca della Germania, la locomotrice dell'Unione Europea. Il 5.3% del decimo piu` ricco della terra e` italiano, contro il 3.9 tedesco. "Siamo" piu` presenti nel club dei ricchi.... Il prof. Shorrocks durante la presentazione ha avuto qualche difficolta` a giustificare questo risultato. Ha scaricato la responsabilita` sulla "abilita` degli istituti italiani ad affinare le tecniche di presentazione dei dati". Falso, e certamente non e` serio affermare, come ha fatto il co-autore, "sono uno scienziato, prendo i dati e li analizzo senza metterli in discussione". Se Galileo avesse seguito la stessa linea saremmo ancora al sistema tolemaico. L'articolo di Bankitalia da cui son tratti i dati italiani [2] e` sicuramente affidabile. Uno dei problemi e` per l'appunto misurare la ricchezza come attivo meno passivo. Se il sig. Rossi ha una casa da un milione di euro e un mutuo di un milione di euro, e il sig. Bianchi ha un monolocale da centomila euro con un mutuo di ottantamila, quest'ultimo risulta piu` "ricco". L'Italia dei risparmiatori, dei mutui all'80%, risulta piu` ricca semplicemente perche' fa meno debiti.
Quello di cui sicuramente le statistiche di Bankitalia e ISTAT non tengono conto e`il sommerso. L'articolo di Bankitalia e` basato infatti su sondaggi effettuati dal 1965 ad oggi su un campione di circa 8000 famiglie. E` improbabile che i boss camorristi siano stati intervistati sulle entrate familiari dovute al commerci della cocaina, tanto per fare il primo esempio che viene in mente. La lettura di Gomorra, Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra di Roberto Saviano da` un'idea precisa di cosa voglia dire "economia sommersa".
Trovato il malanno, bisogna consigliare la cura, anche se il medico, in questo caso, e` impotente. Il professore alla domanda al riguardo appare imbarazzato. Appoggia la mano al proiettore e si guarda la punta delle scarpe. "Sono lieto che mi abbia fatto questa domanda", risponde al redattore economico del Financial Times, "i mercati finanziari... non sono abbastanza regolati...". Ma nel paese della sinistra che crea le collaborazioni coordinate e del presidente del consiglio che istiga al lavoro nero viene in mente un'altra risposta. Non c'e` bisogno di leggere Gomorra per sapere che i capi delle grande firme vengono venduti per migliaia di euro e ai lavoratori vengono date poche decine di euro: il mercato del lavoro e` globale, il lavoratore puo` essere un immigrato cinese a Lodi (borsette di Valentino comprate a 5 euro e rivendute a 1000 in via della Spiga, fabbrica chiusa per lavoro in condizioni di schiavitu` un anno fa), una madre di famiglia a Secondigliano o un bambino in Bangladesh. L'unica soluzione e` riconoscere il valore del lavoro delle persone, l'ingiustizia di un sistema che paga 500 euro l'ora un avvocato e 5 centesimi di euro l'ora un operaio tessile.