Referente: Valentina Martini

mercoledì 22 dicembre 2010

Segnalazione del Presidente di Comitato

21/12/2010 - ALLA VIGILIA DELL'APPROVAZIONE DEL PROVVEDIMENTO
Università, lettera degli studenti
"Napolitano non firmi la legge"


ROMA
Un altro martedì di caos per la riforma dell’università. Stavolta non in piazza, ma in aula, al Senato, dove di buon’ora sono riprese le votazioni sul ddl che riordina il sistema degli atenei.

A pomeriggio inoltrato, di fronte a una caterva di emendamenti, per la fretta di chiudere e dopo un battibecco col Pd su un pasticcio normativo che tira in ballo la legge Moratti, la presidente di turno, la leghista Rosi Mauro, è partita a raffica con votazioni ed esiti e nella foga ci sono scappati quattro «approvati» di troppo. L’incidente, che avrebbe avuto conseguenze non da poco - il ritorno del ddl alla Camera in quarta lettura - ha scatenato una bagarre in aula. La seduta è stata sospesa e, dopo una serie di consultazioni, il presidente Schifani, regolamenti alla mano e considerando il momento di confusione vissuto in aula, ha deciso di far ripetere le votazioni, a partire dall’emendamento dopo il quale l’esponente del Carroccio ha preso la volata. Quanto al «pasticcio normativo» il ministro Gelmini ha assicurato che sarà risolto nel Milleproroghe.

Dunque si va avanti e, salvo sorprese, la riforma Gelmini nelle prossime ore dovrebbe tagliare il traguardo. E anche oggi si sono moltiplicati gli appelli alla non-violenza in vista delle manifestazioni che accompagneranno lo sprint finale del provvedimento. I giovani «evitino di diventare il guscio per i violenti: evitino posizioni agnostiche o conniventi. Se in un corteo si vogliono veramente isolare i violenti, questi si trovano a mal partito» ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

E il ministro Gelmini ha esortato per l’ennesima volta gli studenti a ragionare con la loro testa: «leggete il ddl non con la lente dell’ideologia ma guardando ai contenuti concreti. Scoprirete che non c’è‚ nulla da temere, nulla che possa danneggiarvi».

«Mi auguro che Roma non viva domani una situazione violenta come quella della scorsa settimana» ha auspicato il presidente della Regione Lazio Renata Polverini. E loro, i destinatari di tutti questi inviti alla calma, hanno manifestato anche in giornata, pacificamente, in tutta Italia all’insegna della creatività: a Bari hanno percorso incatenati le vie cittadine, da Sassari è partito un sacco di carbone per il ministro Gelmini, a Pisa alcuni docenti si sono imbavagliati davanti al Rettorato, a Milano un flash mob ha bloccato il traffico e anche nella Capitale si è scelta questa via per esprimere il dissenso regalando fiori ai passanti e alle forze dell’ordine. Ma soprattutto i ragazzi hanno chiesto una mano al presidente Napolitano: «non firmi questa legge» perchè «sancirà la cancellazione del diritto allo studio» gli scrivono in una lettera che intendono consegnarli domani attraverso una loro delegazione.

Intanto ci si prepara per la manifestazione di a Roma. La Questura ha annunciato denunce per chi prenderà parte a cortei non autorizzati; gli studenti dal canto loro hanno fatto sapere che i cortei saranno tre, si eviterà la zona rossa (flessibile), confonderanno la polizia e assedieranno i ministeri. In mente hanno lezioni alternative, volantinaggio e altre iniziative «spot». A Roma, ma non solo. In tutta Italia l’intenzione è quella di «ridicolizzare il clima di terrore » e di «spiazzare» con azioni simboliche: a Milano i ragazzi dell’Accademia di Brera hanno in programma blitz creativi, stop del traffico a Firenze, assemblee pubbliche a Bologna, un altro «Blocchiamo tutto day» a Palermo.

Per non correre rischi la polizia ha comunque deciso di mettere in piazza a nella Capitale più uomini rispetto al 14 dicembre e di blindare i Palazzi del potere. È vero che gli atenei si stanno svuotando per le festività natalizie e che la ’guerra civilè della scorsa settimana non ha fatto bene nè al Governo nè agli studenti, ma l’imponderabile è sempre in agguato.
da LASTAMPA.IT

venerdì 3 dicembre 2010

Segnalazione del Presidente di Comitato


Torino - sabato 4 dicembre
ore 14.00 - Presidio alla Fontana Angelica  in Piazza Solferino in attesa del corteo degli studenti in partenza da Piazza Arbarello;
ore 15.00 - Corteo per via Pietro Micca fino a Piazza Castello
ore 16.00 - 18.00 - Manifestazione in Piazza Castello - musica - animazione - interventi dei Comitati Locali del Piemonte e chiusura del Prof. Ugo Mattei

 Il popolo dell'acqua torna in piazza!

Il 4 dicembre 2010 in tutta Italia i movimenti per l'acqua pubblica torneranno in piazza. Iniziative in tutte le regioni (leggi qui quali - in aggiornamento) daranno vita a nodi pulsanti di una rete che, da nord a sud, difende dalla privatizzazione un bene primario come l'acqua.
Ma la nostra battaglia non è solo di resistenza perché abbiamo rilanciato, contro una cinica e neoliberista visione della realtà, una serie di possibilità che tracciano un'alternativa possibile alla gestione del servizio idrico.
La creazione di enti di diritto pubblico che garantiscano la collettività dalle speculazione delle multinazionali e dei poteri forti di casa nostra sostenuti in maniera bipartisan; ma anche la prospettiva di un nuovo pubblico non statalista che faccia della partecipazione dei cittadini e dei lavoratori le gambe su cui muoversi. Ma soprattutto che venga garantita la ripubblicizzazione dell'acqua e che venga garantito un diritto di tutti noi!
In quella giornata chiederemo innanzitutto la moratoria sulle scadenze previste dal “decreto Ronchi”, ovvero lo stop immediato della messa a gara dei diversi servizi idrici, e sulla normativa di soppressione delle Autorità d’Ambito territoriale. Questo almeno fino a quando i cittadini e le cittadine non si saranno potute esprimere attraverso un referendum che 1.400.000 persone hanno chiesto che venga realizzato. Chiediamo da subito che la consultazione venga comunque effettuata entro, e non oltre, il 2011.
Per questa battaglia è necessario l'impegno e l'attivazione di tutti e di tutte per poter garantire la forza, la partecipazione e l' indipendenza di un percorso che difende un bene comune fondamentale per la vita. Per questo avviamo una campagna di autofinanziamento per rendere autonomo economicamente questo movimento, per poter affrontare al meglio la campagna referendaria e poter sostenere la sua comunicazione ed organizzazione. Lo facciamo attivando due strumenti: la donazione e la sottoscrizione con restituzione, con i quali chiunque, con qualunque cifra potrà sostenere ed attivarsi.
Vinciamo insieme i referendum !
L'acqua è un diritto. La privatizzazione ce la toglie. Fermiamoli.

giovedì 18 novembre 2010

Segnalazione del Presidente di Comitato



ore 18.00 
25 novembre 2010
Circolo dei Lettori
Bernhard Waldenfels
Lezione magistrale sull’attenzione all’estraneo

intervengono Ugo Perone ed Enrico Guglielminetti
Waldenfels – pensatore interessato ad ambiti disciplinari che vanno dalla politica al diritto e alla bioetica, dalla linguistica alla psicologia senza dimenticare l’architettura, l’arte e la letteratura, con una passione per Italo Calvino – terrà una lezione magistrale in italiano intitolata Prestare attenzione all’estraneo.

domenica 7 novembre 2010

Borgognone e Sciortino su Obama

Martedì 9/11 ore 18 

aula 6 di Palazzo Nuovo 

presentazione libro di 


Raffaele Sciortino


Obama nella crisi mondiale. 

Dal we can al we can’t

Il change nella crisi globale. La spinta innovativa di Obama sembra essersi infranta dopo soli due anni. 

Su quali nodi, interni e internazionali, ciò si è dato e quali i possibili sviluppi?

Interviene il Prof. 

Giovanni Borgognone

sabato 23 ottobre 2010

Ricchezza e Povertà

Valentina Martini segnala
http://www.peacelink.it/conflitti/a/19694.html
Il 2% piu` ricco del mondo possiede il 50% delle ricchezze. Un nuovo studio, con l'Italia caso strano.
11 dicembre 2006 - Mario Alemi
Il 2% piu` ricco del mondo possiede il 50% delle ricchezze. Non e` una grande novita`, ma il World Institute for Development Economic Research (WIDER) ha deciso di investire un anno di ricerca per avere un quadro piu` dettagliato della situazione. La nuova pubblicazione dell'istituto, "The World Distribution of Household Wealth" (Distribuzione nel mondo della ricchezza dei nuclei familiari), presentata il 6 dicembre a Londra e New York dalla Universita` delle Nazioni Unite, risulta originale sotto alcuni aspetti.
Per prima cosa la definizione di ricchezza: quanto la famiglia possiede (terreni, auto, azioni...) meno i debiti. Non le entrate, non il Prodotto Lordo per persona: la ricchezza che, alla fine del 2000, era posseduta da ogni famiglia.
In secondo luogo l'estensione dello studio: 229 paesi (per dare un'idea le Nazioni Unite hanno 192 membri, i quali oltre a riconoscersi a vicenda accettano l'esistenza del Vaticano come stato di diritto). Si va da paesi che forniscono il bilancio familiare dei loro cittadini, tipo i G7, a Cuba, Birmania, Sudan e altri che come Lichtenstein, Bermuda, non forniscono dati finanziari dei cittadini: per questi e` stato necessario fare una stima.
In terzo luogo per alcuni risultati:
1) Nonostante l'idea che in Cina ci siano tanti poverissimi e pochi ricchissimi, la Repubblica Popolare si piazza nel bel mezzo della distribuzione, con poche famiglie nel club dei poverissimi e dei ricchissimi. La grande scommessa per la futura potenza e` riuscire a spostare il livello di benessere di tutta la popolazione, senza lasciare indietro nessuno.
2) Le famiglie scandinave non sono particolarmente ricche. Secondo Anthony Shorrocks, co-autore e presentatore dello studio, questo riflette la sicurezza derivante dallo stato sociale: perche' accumulare ricchezza personale quando dando allo stato si ha la sicurezza che questa ricchezza sara` redistribuita in maniera giusta ed efficiente?
3) I paesi sviluppati, chi piu` chi meno, hanno quattro volte il loro peso demografico. Ossia, per esempio, l'Italia rappresenta l'1% della popolazione mondiale ma possiede il 4% della ricchezza.
4) Meno sorprendente, gli USA sono un paese con una pessima distribuzione della ricchezza. Perfino l'Economist se ne era accorto a giugno titolando "Il ricco, il povero, e la crescente distanza tra loro" [1]un articolo al riguardo. Peggio solo il Brasile.
5) l'Italia sembra piu` ricca della Germania, la locomotrice dell'Unione Europea. Il 5.3% del decimo piu` ricco della terra e` italiano, contro il 3.9 tedesco. "Siamo" piu` presenti nel club dei ricchi.... Il prof. Shorrocks durante la presentazione ha avuto qualche difficolta` a giustificare questo risultato. Ha scaricato la responsabilita` sulla "abilita` degli istituti italiani ad affinare le tecniche di presentazione dei dati". Falso, e certamente non e` serio affermare, come ha fatto il co-autore, "sono uno scienziato, prendo i dati e li analizzo senza metterli in discussione". Se Galileo avesse seguito la stessa linea saremmo ancora al sistema tolemaico. L'articolo di Bankitalia da cui son tratti i dati italiani [2] e` sicuramente affidabile. Uno dei problemi e` per l'appunto misurare la ricchezza come attivo meno passivo. Se il sig. Rossi ha una casa da un milione di euro e un mutuo di un milione di euro, e il sig. Bianchi ha un monolocale da centomila euro con un mutuo di ottantamila, quest'ultimo risulta piu` "ricco". L'Italia dei risparmiatori, dei mutui all'80%, risulta piu` ricca semplicemente perche' fa meno debiti.
Quello di cui sicuramente le statistiche di Bankitalia e ISTAT non tengono conto e`il sommerso. L'articolo di Bankitalia e` basato infatti su sondaggi effettuati dal 1965 ad oggi su un campione di circa 8000 famiglie. E` improbabile che i boss camorristi siano stati intervistati sulle entrate familiari dovute al commerci della cocaina, tanto per fare il primo esempio che viene in mente. La lettura di Gomorra, Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra di Roberto Saviano da` un'idea precisa di cosa voglia dire "economia sommersa".
Trovato il malanno, bisogna consigliare la cura, anche se il medico, in questo caso, e` impotente. Il professore alla domanda al riguardo appare imbarazzato. Appoggia la mano al proiettore e si guarda la punta delle scarpe. "Sono lieto che mi abbia fatto questa domanda", risponde al redattore economico del Financial Times, "i mercati finanziari... non sono abbastanza regolati...". Ma nel paese della sinistra che crea le collaborazioni coordinate e del presidente del consiglio che istiga al lavoro nero viene in mente un'altra risposta. Non c'e` bisogno di leggere Gomorra per sapere che i capi delle grande firme vengono venduti per migliaia di euro e ai lavoratori vengono date poche decine di euro: il mercato del lavoro e` globale, il lavoratore puo` essere un immigrato cinese a Lodi (borsette di Valentino comprate a 5 euro e rivendute a 1000 in via della Spiga, fabbrica chiusa per lavoro in condizioni di schiavitu` un anno fa), una madre di famiglia a Secondigliano o un bambino in Bangladesh. L'unica soluzione e` riconoscere il valore del lavoro delle persone, l'ingiustizia di un sistema che paga 500 euro l'ora un avvocato e 5 centesimi di euro l'ora un operaio tessile.

giovedì 21 ottobre 2010

Segnalazione della professoressa Valentina Martini


www.cronachelaiche.it
Ru486: mobbing politico e caccia alle streghe

di Virginia Romano [20 ott 2010]
Silvio Viale, ginecologo dell’ospedale Sant’Anna di Torino e primo sperimentatore in Italia della cosiddetta “pillola abortiva” (Ru486), è statosospeso dal servizio, in via cautelare, per 25 giorni. Sulle motivazioni di questa sospensione i commenti raccolti dalle parti – lo stesso Viale, da un lato e la direzione ospedaliera dall’altro – sono discordanti e lasciano emergere dubbi in merito alle reali implicazioni dell’accaduto.
La direzione ospedaliera dichiara che la sospensione è stata decisa in seguito a una lite avvenuta tra Viale stesso e una delle infermiere dell’ospedale. Durante la lite Viale avrebbe rotto il dito mignolo dell’infermiera.
Viale dichiara però di non avere alcuna responsabilità rispetto alla ferita riportata dalla donna e che l’incomprensione fosse stata rapidamente chiarita, in privato, tanto che Viale sarebbe stato invitato, a pochi giorni dall’accaduto, alla festa di compleanno della stessa infermiera.
Viale racconta invece di come, curiosamente, a partire dal 2005 – proprio l’anno anno in cui fece attivare la prima sperimentazione italiana del farmaco – abbia subìto, una dopo l’altra, ben dueispezioni ministeriali, due procedimenti penali e, infine, quest’ultimo procedimento disciplinaredel tutto pretestuoso.
Potremmo sospettare, di certo, che il ginecologo sia un pericoloso rompitore di mignoli (salvo chiederci come mai sarebbe stato poi prontamente invitato dall’infermiera per festeggiarne il compleanno), potremmo certo sospettare della sua buonafede nel dichiararsi estraneo ai fatti. Ma ciò che manca alla comprensione di questo quadro, è una corretta “cornice” che chiarisca il senso della vicenda.
Le elezioni regionali dello scorso 28-29 marzo hanno visto vincitore (almeno per ora), uno dei più strenui oppositori della pillola Ru486, tanto che una delle prime dichiarazioni pubbliche da neo-eletto governatore della Regione Piemonte Cota la dedicò proprio alla volontà di bloccare la vendita in farmacia del farmaco allo scopo di restringerne l’utilizzo al regime di ricovero.
La sperimentazione e l’utilizzo della Ru486 rappresentano un’evoluzione nella possibilità di scelta delle donne che decidono di interrompere una gravidanza. Fornisce loro l’opportunità di vivere questa esperienza in modo meno traumatico da un punto di vista psicologico e soprattutto meno rischioso per la loro salute . L’uso della pillola abortiva non rende la scelta dell’aborto un evento gioioso e non lo sponsorizza. Allo stesso modo la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza non ha tramutato l’aborto in una scelta lieta, ma ha reso questa pratica materia della professione medica sottraendola all’illegalità e al fai-da-te di mammane e santoni, sfruttatori e aguzzini; la legalizzazione dell’aborto ha salvato vite e ha consentito – soprattutto – di regolamentare questa pratica, aumentando consapevolezza e informazione nella popolazione.
L’uso della pillola abortiva protegge la salute della donna laddove l’interruzione di gravidanza è già un’opzione legale e garantita dal sistema sanitario. Infine, anche se in questi casi la dimensione economica del problema tende a rimanere relegata, ai margini del discorso, il ricorso alla Ru486 alleggerisce la spesa pubblica sanitaria in una fase storica in cui l’ottimizzazione delle risorse è questione etica. Risparmiare in un campo ove tale risparmio sia possibile, a parità di efficacia del trattamento, si traduce in maggiori possibilità di cura e sopravvivenza di altre categorie di malati più sofferenti, più bisognosi.
Cota invece ha pensato bene di farsi interprete di una questione morale carica di falsa coscienza. Negare il ricorso alla Ru486 rappresenta la materializzazione di un sistema di valori nel quale sono lo stigma e la colpa a costituire la posta in gioco. Far uscire la pratica dell’aborto dalle mura dell’ospedale, riduce al minimo l’angoscia dell’esperienza – il rischio di morte o di sterilità, il dolore fisico – riducendo quindi l’espiazione della colpa.
La costante azione intimidatoria, il mobbing politico che emerge da una lettura della vicenda subìta da Viale a partire dal 2005 non possono stupire più. Si tratta di gettare giù dal monte il capro espiatorio, ma non allo scopo di mondare il popolo dalla colpa, bensì per lasciare che esso continui a peccare, a dolersi, a battersi il petto.
Virginia Romano

venerdì 15 ottobre 2010

La protesta nella scuola secondaria

Azione eclatante di un docente dell’ITC LUXEMBURG di Torino



VENERDI’ 15 OTTOBRE, IN OCCASIONE DELLO SCIOPERO DELLA SCUOLA, UN INSEGNANTE, RSU COBAS SCUOLA, SI CALERA’ DAL TETTO DELLA SCUOLA E RIMARRA’ APPESO PER TUTTO IL GIORNO
Venerdì 15 Ottobre, in occasione dello sciopero generale della scuola indetto dai Cobas Scuola, un insegnante, RSU Cobas dell’ITC “Rosa Luxemburg” (Corso Caio Plinio 6, Torino), alle ore 8,00 si calerà in corda doppia dal tetto sulla facciata dell’Istituto. Attaccherà manifesti e cartelli e rimarrà sospeso alle corde per tutta la giornata per protestare contro la pseudo-riforma Gelmini, i tagli di Tremonti e l’affossamento della scuola pubblica.
Inviterà colleghi e alunni a partecipare alla manifestazione delle ore 9,30 in Piazza Arbarello.
Cobas Scuola Piemonte
www.cobascuolatorino.it
da Scuola Magazine